Castelli, sulle pendici del Gran Sasso, è la capitale storica della ceramica d'arte abruzzese, sviluppatasi tra il Cinquecento e gli inizi dell'Ottocento. Originariamente (dalla fine del ‘400 in poi), vi si produceva una particolare ceramica detta “ingobbiata e graffita”, realizzata con una tecnica che prevedeva un' intonacatura del biscotto ceramico mediante un impasto terroso liquido, successivamente colorato e graffito.
       A questa originalissima tecnica si affiancò presto la produzione di maiolica, che si differenziava dalla prima per l'applicazione di un prezioso smalto sul biscotto e, ovviamente, per il fatto che era destinata a una clientela più ricca e in grado di apprezzare la raffinatezza di questi nuovi manufatti. 

      L'approdo a tecniche di produzione più sofisticate permise agli artigiani di Castelli, già agli inizi del ‘500, di affrancarsi dai modelli estetici delle ceramiche umbre, cui all'inizio si erano ispirati apertamente, creando un proprio stile rilevabile tanto nelle forme quanto nei decori, che incontrò il favore dei più ricchi mercati di tutta Europa.
       Attualmente, la produzione spazia dalle repliche storiche a creazioni moderne, firmate da artisti rinomati, a un assortimento di oggetti per la casa a prezzi contenuti.

       In paese, oltre ad acquistare vasi, piatti e ciotole istoriati, con i tipici disegni in stile rinascimentale, in blu, giallo e ocra, è anche possibile visitare i laboratori e ammirare i ceramisti all'opera. 
       Da Castelli, l'arte della ceramica si è poi diffusa in molti altri centri, dove si sono sviluppati numerosi distretti tra i quali si distinguono, per vivacità e personalità dello stile, quelli di Ortona a Mare, Palena e Fara Filiorum Petri, in provincia di Chieti, Loreto Aprutino, in provincia di Pescara e Raiano, in provicia di L'Aquila.


       Legata alle esigenze primarie di ogni comunità, la lavorazione di recipienti in terracotta è presente in Basilicata ben prima dell'arrivo dei Greci.

       Questa forma di artigianato, pur non essendosi mai evoluta verso le forme più raffinate della ceramica (con l'unica eccezione, di recente tradizione, di Venosa e Lavello, nel Potentino), ha continuato ad essere praticata fino ai giorni nostri, impegnando bravi artigiani localizzati soprattutto a Grottole, in provincia di Matera, dove si producono orci e anfore in terracotta che vengono lavorati nelle grotticelle scavate nel tufo, che danno il nome al paese, e Calvello, in provincia di Potenza, dove si realizzano piatti e vasellame con superfici vetrificate a colori chiari.


       Non mancano le produzioni curiose, legate ad antiche tradizioni popolari, come le trombe di terracotta di Melfi, nel Vulture, e i “cuccù” di Matera, fischietti a forma di gallo con i quali, in maggio, viene clamorosamente accompagnato il pellegrinaggio alla Madonna di Picciano.

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