Quantitativamente, la ceramica è la forma di artigianato più importante        In Calabria, l'arte di plasmare l'argilla si perde nei secoli e le più antiche testimonianze convergono nell'indicare Squillace, l'antica” Minerva Scolacium”, come la culla della ceramica calabrese, il primo luogo in cui gli abitanti iniziarono a dare forme all'argilla per costruire gli utensili di cui si servivano per il disbrigo delle faccende quotidiane. Quegli oggetti, graffiti con decori di un caldo colore rosso scuro, divennero la caratteristica produzione dei ceramisti di Squillace, e già nel ‘400 la il loro vasellame varcava i confini della regione per approdare alle grandi corti, come quella di Ferrante di Aragona.
       La caratteristica peculiare delle ceramiche squillacesi è rappresentata dalla tecnica dell’”ingobbio”, un antico procedimento che consiste nel rivestire il manufatto di un velo di argilla caolinite (colore bianco), che viene poi decorato e graffito con una punta acuminata. L'argilla, così messa a nudo, in prima cottura assume un colore rosso scuro in contrasto con l'ornato ingobbiato o biancastro.
       Attualmente, la ceramica è la forma di artigianato quantitativamente più importante della Calabria e il fervore che la contraddistingue permette di coprire ogni tipologia, da quelle d'uso a quelle artistiche.

       I pezzi di maggior interesse, ovviamente, sono quelli in cui gli artigiani esprimono al meglio il bagaglio tecnico ed estetico che si rifà ai fasti della Magna Grecia, e si possono trovare nelle botteghe di Locri, Bagnara Calabra e Gerace, in provincia di Reggio Calabria, a Sibari, in provincia di Cosenza e, ovviamente a Squillace, in provincia di Catanzaro.
       I ceramisti di Seminara, in provincia di Reggio Calabria, invece, prediligono la produzione di oggetti dalle forme simboliche, legate alle tradizioni popolari, dalle maschere per scacciare la malasorte sino ai “babbaluti”, bottiglie antropomorfe spesso a simbologia fallica, decorate con un volto dalle espressioni ironiche e diffidente, un ghigno coloratissimo sulla superficie lucida.


       Di interesse più culturale che commerciale, infine, sono le attuali riproduzioni di “pinakes”, le originali tavolette votive, riproducenti diversi momenti del ratto di Proserpina. Nell'antica Locri questi ex voto venivano appesi agli alberi con l'inizio della primavera, in coincidenza con la venuta della dea sulla terra. Venivano quindi frantumati in autunno e gettati nelle” favisse” (fosse sacre). I moderni “pinakes”, prodotti soprattutto nell'area di Locri, sono l'esatta riproduzione di quelli antichi, e godono ancora di un discreto interesse, legato a fenomeni di collezionismo.

       Le porcellane di Capodimonte sono in assoluto una delle più elevate forme di arte ceramica. La loro origine data al 1739, quando per volontà di Carlo III di Borbone, proprio a Capodimonte, fu creata una manifattura tanto prestigiosa quanto segnata da una breve esistenza, conclusasi vent'anni dopo, quando il re, salito al trono di Spagna, si trasferì a Madrid.

       12 anni dopo, però, con la creazione della Real Fabbrica Ferdinandea, la tradizione fu ripresa accreditando la sua eccellenza a un livello tale che, quando nel 1805 cessò la sua attività, la produzione delle porcellane poté essere perpetuata per opera di singoli artigiani, dotati di qualità tecniche e creative tali da riuscire a far fronte alle richieste del mercato fino ai giorni nostri.        

Se a Capodimonte compete il primato delle porcellane d'arte, a Vietri sul Mare spetta sicuramente il titolo di capitale campana della ceramica, una forma di artigianato sviluppatosi fin dal Quattrocento ed esplosa nei secoli XVI e XVII con una crescita produttiva che ha coinvolto anche i centri limitrofi, quali Nocera, Cava de’ Tirreni e Salerno.


       Il passaggio dalla ceramica d'arte a quella di consumo, caratterizzata da forme e colori mediterranei, è avvenuto tra il 1920 e il 1940, grazie a un nutrito drappello di artigiani e artisti provenienti dall'Europa del nord cui va il merito del rilancio, anche commerciale, della produzione vietrese.
       Sviluppatasi sulla scia dei successi dei ceramisti vietresi, la produzione di Cava de’ Tirreni si è consolidata con la specializzazione nelle piastrelle di ceramica smaltata, i cui motivi decorativi trovano ispirazione nella tradizione vietrese e nell'arte della maiolica napoletana.

TORNA A