BARABINO

 

Il più importante è Carlo, architetto (1768-1835). La riforma del centro di Genova (Piazza De Ferrari, Via Carlo Felice) è quasi tutta opera sua. ll suo Piano d'ampliamento della Città di Genova venne approvato nel 1825.
L'Acquasola, Via Fieschi, Via Caffaro, Via Assarotti, persino il Cimitero di Staglieno e infine il teatro Carlo Felice serbano la sua impronta.
L'ispirazione fu quella di un tardo neoclassicismo, più Restaurazione che Impero (e non è un caso che soltanto con la Restaurazione egli riuscisse a tornare in auge presso i pubblici poteri).

BARUDDA

 

Vecchio personaggio del teatro dei burattini, in eterno contrasto con un Pipia meticoloso, pedante, petulante. La parola “Baroud" in arabo significa "polvere da cannone”.
Le conversazioni fra i due finivano sempre con un'esplosione di furia da parte di Barudda, il quale bastonava e metteva a terra tutti i burattini fra l'entusiasmo degli spettatori.
Fu un burattino del popolo, dai gesti impulsivi, disordinati. L'800 si premurò di trasformarne la figura in quella d'un servo ridicolo che va in giro dicendo innocue scemenze.

BASILICO

 

E' una delle specie del genere «ocimum», originaria delle regioni calde dell'Asia e dell'Africa, ma estesamente coltivata in Europa.
Disse Francesco Marchese, uomo di grande dottrina, in occasione di una disputa col duca Galeazzo: “La natura dei genovesi è simile al basilico che maneggiato dolcemente odora e maneggiato aspramente puzza e genera scorpioni”.

BASILISCO

 

La prima chiesa genovese sembra sia stata quella dei Santissimi Apostoli, poi intitolata a San Siro dopo la sua leggendaria cacciata dell'ancor più leggendario Basilisco. Era questo un mostro dalla testa di gallo e dal corpo metà serpente e metà coccodrillo. Se ne stava dentro un pozzo davanti alla chiesa, e puzzava tanto che l'aria era divenuta irrespirabile.

Visto vano ogni tentativo di scacciarlo, i cittadini andarono dal vescovo, il quale comandò al mostro di lasciare la città: convinto, l’altro imboccò un vicolo e si precipitò in mare.

Tutto ciò nel quarto secolo: il Basilisco sembra simboleggiare il paganesimo – la sua immagine raffigura le divinità adorate dai genovesi nell'età romana - sconfitto dalla cristianità.


BlXlO

 

Il 4 novembre 1847 in piazza ducale afferrò per la briglia il cavallo di Carlo Alberto, incitando il re a varcare il Ticino. Veramente, per la sua smania di viaggiare, correre ogni pericolo, giungere a posizioni di comando elevate, sembra un erede di tradizioni antiche.
Divenuto aiutante di Garibaldi, fu tra i più fervidi a preparare la spedizione dei Mille; all'ingresso di Palermo, ferito, estrasse da solo la palla dalle carni.

Vollero vedervi un nuovo Giovanni dalle Bande Nere: certo è che fu "inesorabile" nel reprimere la rivolta dei poveri contadini di Bronte che, ingenuamente, credevano di vedere in Garibaldi il portatore del loro riscatto sociale).
Senatore nel 1870, il suo spirito irrequieto lo portò per mare sino all'isola di Sumatra, dove morì di colera tre anni dopo.

BOCCANEGRA

 

Primo Doge fu Simone Boccanegra, appartenente a famiglia nobile “popolare, acclamato nel 1339 dai genovesi stanchi del malgoverno dei Visconti. Si decretò che mai un Doge potesse esser eletto fra la nobiltà "vecchia" (pratica osservata fino alla riforma del 1528).

Boccanegra riuscì a respingere i Visconti fin sotto le mura di Milano, liberò il mare dai corsari; ma i nobili fuorusciti non gli dettero tregua: morì avvelenato in un banchetto.


Attenzione comunque a non attribuire alla parola "popolo" il significato attuale: si trattava allora di quella che oggi viene chiamata grossa borghesia.


BOSCO

 

Patrizio genovese, giurista, commerciante, uomo politico. La storia della beneficenza a Genova abbonda di nobili figure. Il nome di Bartolomeo Bosco è legato alla nascita dell'ospedale di Pammatone, che egli volle indipendente dal governo.
Nel 1423 già funzionava un primo ospedale, costruito con denaro e su terreno di sua proprietà. Le spese erano rilevantissime; nel testamento dispose che, per la costruzione d'un altro ospedale gli fossero intestati dieci luoghi nelle compere di San Giorgio, i cui proventi dovessero impiegarsi per l'acquisto di nuovi luoghi fino al raggiungimento del capitale necessario.
La sua opera fu continuata dalla Repubblica, che ottenne aiuto anche da papa Sisto lV. Numerose le trasformazioni subite dall’ospedale, ora demolito per far posto a nuovi edifici. Rimane soltanto un ambulatorio, povera testimonianza della grande stagione dell’amore ai tanti ricchi genovesi per la loro città.

BRIGLIA

 

Fatto uccidere Paolo da Novi, il francese Luigi Xll nominò governatore della città Rodolfo Delannoy. Questi fece costruire a Capo di Faro una fortezza, destinata a controllare l’entrata. del porto, detta "della Briglia" perché avrebbe dovuto appunto "imbrigliare” la città.
Secondo il progetto, la Lanterna che era lì vicino avrebbe dovuto essere abbattuta ma venne salvata con un congruo regalo all’ingegnere incaricato.

Ennesima ribellione di Genova nel 1512: mentre la guarnigione del Castelletto si arrese subito, vani furono gli sforzi per far cedere la Briglia, che era sotto il comando di Guglielmo di Houdetot: non bastarono. cannoneggiamenti, mine, razzi incendiari per ridurre alla resa il valoroso comandante.

Il quale sgomberò soltanto dopo un accordo con Ottaviano Fregoso.


Qui si colloca il famoso episodio di Emanuele Cavallo, un nocchiero che con una galea (a bordo c'era anche un marinaio volontario, Andrea Doria) riuscì a proibire iI rifornimento della Briglia da parte di una nave francese, ricevendo poi in dono dalla Repubblica 200 scudi d'oro e l’esenzione da imposte.
Due anni dopo, a seguito di una delle solite furibonde lotte fra Adorni e Fregosi, la fortezza fu distrutta per ordine di Ottaviano Fregoso.

CAFFARO

 

I suoi "Annali”, poi continuati da altri, rimangono a testimonianza delle glorie di Genova marinara dal 1099, dall'epoca cioè della prima crociata. ll più antico storico della città, dunque.

Dopo di lui, è una schiera eccezionale di studiosi: ma alla quantità di lavori pubblicati ben raramente corrispose un serio impegno storicistico.

Esiste una ricca tradizione di "incensatori del potere", che molto spesso riuscirono soltanto a confondere te acque.


ll più equilibrato degli storici è della fine del secolo scorso, quel Michele Giuseppe Canale che tentò di collocare le vicende di Genova in un contesto che tenesse conto della realtà europea.


Francesco Podestà, autore fra l'altro di un grande studio sul porto, è poi stato certamente il più grande ricercatore d'archivio che abbiamo mai avuto, fonte inesauribile per tutti gli articolisti successivi.


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