DRAGUT

 

Famoso corsaro del XVI secolo, originario dell'Asia Minore, passato al servizio del sultano Solimano. Con le sue scorribande divenne l'incubo di Carlo V, che dette ordine ad Andrea Doria di catturarlo. Questi inviò Giannettino Doria, il quale bloccò in Corsica Dragut e lo portò a Genova in catene.
Qui si dice avesse occasione di frequentare intimamente la moglie di Giannettino, e fu rilasciato dopo pochi anni contro il pagamento di congruo riscatto, anticipato peraltro da un ricco genovese).
ll popolo si scandalizzò, ma l'argomento finanziario fu determinante.


FARINATA

 

Cibo caratteristico genovese, fatto di farina di ceci con olio, e cotto in un forno a riverbero, con legna di ulivo, nella teglia.

Se ne ha notizia già dal 1447 in un decreto del governo genovese, dove si parla della “Scribilité" o "Scripilite", che è appunto la farinata.

Catone nel “De re rustica"' parla appunto di qualcosa di simile.
Una notizia da prendere con le molle è che un tempo a Genova le fornaie portavano scarpe di seta guernite di perle.

 


FAZIONI

 

Dai primi governi della Repubblica, cioè sin dall’epoca del Consolato, la storia del potere pubblico è tutta una storia di incendi, torture, assassinii, stragi che ebbero come protagoniste le grandi famiglie della città, con poca differenza quanto a efferatezza, fra la nobiltà cittadina e i feudatari della campagna che erano stati obbligati dalla Repubblica ad abitare in città.
Secolare la lotta fra i Guelfi (cui facevano capo Fieschi e Grimaldi) e i Ghibellini (Doria e Spinola), continuamente con le armi in pugno a fronteggiarsi proprio quando le fortune della città raggiungevano i traguardi più alti, e ci sarebbe quindi stato spazio per ognuno, come ben dimostra l’esempio di una Venezia nella quale tutte le famiglie erano dedite al bene comune.
Genova sviluppa così quel forte individualismo che sarà causa prima di una storia di sangue e dell'abbandono senza pentimenti di un'indipendenza che soltanto l'unione avrebbe saputo mantenere più a lungo (come dimenticare gli ambasciatori "privati" che Andrea Doria mandava a Madrid in concorrenza col rappresentante ufficiale della Repubblica?).

FIRPO

Grande poeta genovese è Edoardo Firpo (1889-1957), autore delle raccolte "O grillo cantadò", *O fiore in to gotto", “A vea scoverta dell'America”, "Ciammo o martinpescòu".
Riuscì non soltanto a scrivere, ma anche a "sentire" in genovese, e il suo verso giunse a un'essenzialità di espressione in cui i tenui bozzetti, le delicate descrizioni non cadono mai nella "maniera" per la musicalità del verso che li sorregge e per il sapiente uso del dialetto ("Doppo trèi giorni o mà o s'è un pò calmòu, / s'è faeto un pò ciù ciaeo / e o vento o s'è fermòu, / che solo un ventixeu leggero e fresco / o l'andava pe-o mà comme in sce un pròu"...)

FORCA

 

Che bella giurnàl! Peccòu che ancò no impiccan nisciùn!" I genovesi si divertivano assistendo alle esecuzioni capitali.
Dopo il 1507 il palco per le impiccagioni venne portato dalla Lanterna al Castellaccio: per giungere lassù i condannati salivano la strada detta dell'Agonia, mentre i Fratelli della Misericordia si occupavano di trasportare in discesa i corpi per la strada detta della Morte.
ll buon gusto dei posteri ha provveduto a modificare questi due bei nomi.

FORTI

 

Furono costruiti sulle cime dei rnonti che circondano la città, e seguono quasi sempre il tracciato dell'ultima cerchia di mura del 1626. Il più antico è il Castellaccio, costruito sul monte Peralto nel 1319; lo Sperone, il Diamante, Quezzi, Ratti, Bichelieu datano tutti dal 1747- 48, e alcuni di essi, come il Diamante e il Batti - assieme a,l Castellaccio -, durante l'assedio del 1800 furono al centro di Sanguinose lotte. Altri, come il Puin e il Fratello Minore, furono iniziati solo nel 1815.
I forti avevano certo la funzione di baluardo contro le invasioni che da terra avessero minacciato la città: dall'alto si dominano le vallate sottostanti con un senso di invulnerabilità che ha poi però il suo rovescio, se si pensa che la dislocazione di queste costruzioni non lascia dubbi circa la mira preponderante di erigere uno strumento che fosse principalmente di minaccia verso l'"interno".
Continua così la tradizione instaurata dal Castelletto: nessuno si fidava mai completamente del popolo genovese e con la scusa di erigere baluardi contro un possibile invasore si voleva tenere la città sotto la minaccia di cannoni che verso di essa avrebbero potuto esser rivolti.
Durante l'ultima guerra sui forti furono piazzate le batterie antiaeree che, affidate spesso a mani innocenti pochi danni causarono agli aerei nemici e molti più alle sfortunate case circostanti colpite da proiettili lasciati partire a caso.

GATTI

 

Ne esistono intere colonie a Genova. La stessa Elena di Portoria era loro protettrice e per essi andava questuando (oltre che per sè, naturalmente).


Il chiostro di San Andrea è loro dominio riservato. Ma certo deve trattarsi di istituzione molto antica, se già Andrea Doria, nel ritratto conservato nel Palazzo di Fassolo, ha accanto a sè un grosso gatto, e se la famiglia Fieschi portava il gatto addirittura sullo stemma, così che i suoi partigiani correvano per le strade gridando "gatto, gatto!".


GAZARIA

 

Così si chiamava anticamente la Crimea. Le leggi particolari con le quali erano amministrate le colonie nel Mar Nero, a Creta, a Cipro, a Pera, a Catta e in tutti gli altri centri orientali a cui facevano capo i movimenti di merci con l'Asia, erano chiamate "Ordini e regole di Gazaria ".
Furono splendidi esempi di organizzazione politica e commerciale, ma poterono durare solo fino a quell'importante data del 29 maggio 1453.

L'ingresso dei Turchi di Maometto II in Bisanzio segnava la fine dei. grandi sogni orientali, facendo scomparire nello stesso tempo le colonie e tutti i motivi di rivalità fra Genova e Venezia.


Questo è l'anno dal quale veramente si può datare l'inizio di una crisi irreversibile che poco a poco si renderà manifesta in tutta la sua tragicità.


GOVERNI

 

La storia dei governi di Genova si può suddividere in sei epoche: Consolato (1080-1190), o governo dell'antico Municipio sfuggito alle incursioni dei barbari; Podestà (1191-1262) governo di transizione al Capitaneato (1262-1339) o governo dei feudatari; Dogato (1339-1528), diviso in quello dei Mercanti e degli Artefici, governo di “popolani" fatti potenti dal commercio e dalle industrie; Dogato di Ottimati (1528-1576), misto di consolari mercanti e artefici, sotto l'influenza di Andrea Doria: Dogato degli Ottimati puri (1576-1792), col netto prevalere della classe feudale, sotto la protezione di Spagna.

Occorre aggiungere tutti i governi stranieri che ressero saltuariamente la Repubblica, di solito scacciati a furor di popolo quando eccedevano in tirannide.

GOVI

 

L'elencazione degli autori di teatro genovese d'un qualche rilievo è breve: Paolo Foglietta (il "Barro"), Steva De Franchi, Nicolò Bacigalupo.

Appunto del Bacigalupo è I manezzi pè majà nà figgia, uno dei lavori più noti del repertorio di Gilberto Govi.
Ma, in fondo, siamo sulla stessa strada dei vari Pignasecca e Pignaverde, Colpi di timone, I Guastavino e i Passalacqua.


R
iconosciute a Govi le eccezionali qualità di mimo, ci si rende conto come i suoi "tipi" non abbiano mai potuto andare oltre il cliché del genovese brontolone, burbero e avaro.
Manca ai testi quella profonda umanità che libera il dialetto dalle sabbie del provincialismo e lo nobilita, come accade invece nel teatro di Eduardo, in Pirandello e nel grande poeta genovese Firpo.

SCOPRIAMO GENOVA, VOCE PER VOCE...