MURA

 

La prima cinta racchiudeva l'antico Castello e poteva servire come protezione contro i saraceni. Nel X secolo si procedette a un ampliamento, partendo dalla porta di Sant’Andrea, con l'inclusione del palazzo pubblico e della chiesa di San Lorenzo.

Notizie molto più sicure si hanno per le cinte successive: nel 1155, temendo l'assalto dell'esercito di Federico Barbarossa, si costruirono a tempo di primato, in 53 giorni, 5520 piedi di mura, rinserrando il colle di Piccapietra, la Fontana Marosa, San Siro, Santa Sabina, fino al limite occidentale della Porta dei Vacca.
Lungo il mare, invece, contrariamente a quanto era avvenuto per le cinte precedenti, non si eressero Mura.


Carignano e l'Acquasola vennero incluse nella cinta del 1320, proseguita ventisei anni dopo a ponente e a Nord, con Castelletto, l’Annunziata, la Commenda e San Giovanni di Prè, fino alla. porta di San Tomaso, a pochi metri dalla quale era la villa di Andrea Doria, appunto fuori delle mura.
I lavori per l'ultima cinta iniziarono nel 1626, in occasione della guerra con il Duca di Savoia: si partì dal Capo di Faro increspando di mura a Nord i monti sui quali poi vennero edificati i Forti, e discendendo fino alla foce del Bisagno.

MUSSOLINI

 

Due volte giunse dal mare in visita ufficiale a Genova: ìl 23 maggio 1926 con la nave "Esperia" (l'on. Broccardi disse: "Eccellenza, Genova vi attendeva ardentemente da lungo tempo [...]. Qui in Genova, Voi, Duce, nel 1914 additaste all'Italia la via della salvezza e dell'onore”), e il 14 maggio 1938, con la “Cavour”.
Nell'ultima occasione la visita durò tre giorni; come si sa, Sampierdarena fu il secondo Fascio d'Italia che accolse il suo Duce con un imponente schieramento di statue che consistevano soltanto di un leggero involucro di gesso.

NAPOLEONE

 

lntenditore d'arte, progettò un grande Archivio lmperiale, e anche Genova dovette contribuire. Nel 1808 e 1812, per ordine diretto di Napoleone, il famoso orientalista Antonio Isacco Silvestre De Sacy procedette a una sistematica spogliazione.
ln cambio delle opere d'arte razziate, Genova avrebbe ricevuto un ritratto di Sua Maestà lmperiale e Reale.
Il trattato di Vienna del 1814 obbligava la Francia sconfitta alla restituzione, ma il viaggio di ritorno di tutti quei preziosi oggetti non è forse ancora finito.

NASI

 

Megollo Lercari (t316) ne riempì un'intera arbanella, dopo averli tagliati a quanti gli cadevano fra le mani. ll suo onore era stato colpito per aver un cortigiano dell'imperatore di Trebisonda pronunziato frasi ingiuriose verso i genovesi; non avendo ricevuto soddisfazione si mise in mare con due galee, e dopo aver colmato l'arbanella la mandò all'imperatore Alessio II.

Questi, impressionato, gli consegnò il cortigiano tutto spaurito; ma Megollo diede un calcio all'uomo dicendo: "Vattene. I genovesi non incrudeliscono contro le femmine".


Erano i tempi eroici del valore e dell'orgoglio genovese, i tempi delle ricche colonie nel Mediterraneo orientale e della massima potenza della Repubblica.

NIETZSCHE

Le sue parole sembrano un'applicazione della teoria del "superuomo" alla "super-città":


"Tutta questa regione è esuberante di cotesto meraviglioso ed insaziabile egoismo, e di cotesto desiderio di possesso e di preda; e, come questi uomini non riconoscevano limite nelle loro spedizioni lontane, ponendo, nella loro sete di novità, un novello mondo vicino a un antico, così nella loro patria, ognuno si rivoltava contro ognuno, ed ognuno inventava un modo d'esprimere la sua superiorità e di porre fra sé e il suo vicino la suapersonalità infinita".


Ma Nietzsche morì folle.


OMNIBUS

 

Raffaele Rubattino costituì, in collaborazione con lgnazio Venturini, la prima linea genovese di omnibus con trazione a cavalli, percorso Sampierdarena-Ponte Pila.

Gli serviva come coincidenza coi suoi piroscafi in servizio nel Mediterraneo e con la sua linea di diligenze.

Inaugurazione il 4 luglio 1841: tariffa unica 25 centesimi (ragazzi fino a 5 anni gratis se in grembo). Esclusi: ubriachi, pazzi, sporchi, puzzolenti, ammalati e lattanti.


ORGINI

 

Da chi discendono i genovesi? dai libici? dai berberi? oppure da quegli Atlantidi che scamparono al cataclisma che distrusse il loro impero? (questa è una versione interessata, perché gli Atlantidi, come anche gli "Janigeni” - che avrebbero fondato “Genua", erano giganti).
Forse alcuni naviganti fenici trovarono il luogo di loro gradimento e vi si stabilirono. Oppure non si trattò che di una “discesa” al mare di abitanti dell’entroterra.
Non si sa niente di preciso, sono tutte ipotesi: le prime notizie attendibili vedono i genovesi sotto il dominio dei Romani.

PACCIUGO


ll 26 luglio di un qualche .anno sopra il Mille, Nostra Signora Incoronata giunse dall’Oriente sulla spiaggia di Sampierdarena e si eresse un bel trono sulla collina di Coronata, elargendo grazie e favori.
Fra i tanti miracolati furono Pacciugo e Pacciuga. Lui rimase molto tempo prigioniero dei Turchi: al suo ritorno, i vicini si premurarono dl sussurrargli cattive parole sulla fedeltà della moglie.
Colto da gelosia la uccise, pentendosi subito dopo. La Madonna di Coronata si premurò di fargli tornare a casa Pacciùga ancora viva e felice.

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