Il nostro "andar per terme" prosegue in Alto Adige, nella valle del fiume omonimo, esattamente allo sbocco della val Passiria.     

       Merano, in provincia di Bolzano/Bozen, è una nota stazione termale che raggiunse una notevole fama già nell' antichità. La sua valorizzazione, a livello turistico, prese avvio dal 1814 per iniziativa dell'amministrazione austriaca. La città contemporanea ha avvolto il nucleo storico allargandosi nel fondovalle e sui declivi circostanti.

       Il centro termale è un moderno stabilimento immerso nel verde. Base romana di frontiera e mercato, fortezza, sede di corte di giustizia nell'Alto Medioevo, la Merano antica si concentra invece in un quadrangolo di circa 700x150 metri. 

       É da qui che iniziamo la nostra visita. Particolare attenzione merita il Duomo di S. Nicolò, notevole per le sue strutture gotiche, per i due altari lignei policromi ornati di statue (1500), le vetrate policrome di cui due quattrocentesche e, nel presbiterio, le statue degli apostoli dell'austriaco Pendl (prima metà dell'Ottocento).Nelle vicinanze del duomo possiamo ammirare la chiesa gotica, già cimiteriale, di S. Barbara del secolo XV, a pianta ottagonale, ora Museo Steiner.
       Ora percorriamo la pittoresca via dei Portici, emblema della Merano medievale.


        La via scende da piazza del Duomo a piazza del Grano tra due ininterrotti ordini di portici ad arco a tutto sesto o ribassato. La cortina degli edifici è un susseguirsi di colori, di prospetti merlati, di affreschi e graffiti antichi e moderni.hi romanici sull'arco trionfale. 

       In Piazza del Grano, ai margini delta città medioevale, troviamo vari esempi di architetture di gusto neoclassico e liberty accostate al preesistente tessuto gotico: la Banca Popolare, l’ex convento delle Clarisse, il palazzo della questura. Di notevole interesse artistico sono anche la chiesa gotica di S. Spirito, la chiesa di S. Maria del Conforto di origine romanica, ampliata nei secoli XV e XVII, con ciclo di affreschi romanici sull'arco trionfale. 

       Raggiungiamo ora Braies, centro termale situate nella pittoresca vallata omonima, che offre in tutte le stagioni la possibilita di compiere escursionl interessanti. Anche Campo Tures merita una visita, con la sua favorevole posizione in una conca verdeggiante. Da segnalare il castello Neumelans, del XVI secolo. 

Altre destinazioni termali da non mancare in provincia di Bolzano: >>Bagni di Salomone, >>Fiè allo Sciliar, >>Foiana, >>Sesto/Sexten, >>Terme di Brennero/Brennerbad.

       Lasciamo ora questa zona per recarci a Pejo Terme nella provincia di Trento.

       Dalle sorgenti dell' Antica Fonte e della Fonte Alpina sgorgano acque di notevole efficacia terapeutica per la cura di varie malattie.

       Pejo è dotata di moltissime attrezzature per lo sport e il tempo libero: campi da sci, pista di pattinaggio, campi da tennis e così via. Non mancano, però, attrattive di carattere artistico: la chiesetta gotica di S. Giorgio di Pejo e quella dei Ss. Filippo e Giacomo, originaria del Trecento.

       Tra le più belle passeggiate indichiamo quelle che raggiungono il fontanino di Cellentino, il Iago di Pian Palu e di Careser. lnoltre, non dimentichiamo che Pejo, avvolta da boschi di conifere nella val del Monte, in vicinanza del suggestive gruppo montuoso del Cevedale, fa parte del Parco Nazionale dello Stelvio.

       Sempre in provincia di Trento, proseguiamo il nostro itinerario per Levico Terme in Valsugana che con la non lontana Vetriolo Terme costituisce un unico comprensorio a vocazione termale. Nel XVII secolo le acque di Levico erano già usate per la loro efficacia curativa, ma soltanto nel 1860, per opera di una società locale, si diede inizio al loro sfruttamento con apposite attrezzature.

       Dopa una passeggiata nel Parco delle Terme, ci soffermiamo alla parrocchiale, scendiamo per la via Regia, ammirando le facciate di alcune case rinascimentali, e giungiamo alla chiesetta della Madonna del Pezzo. Non molto distante e di suggestiva bellezza ambientale è il Iago di Levico.

       Costeggiamo ora il Iago di Caldonazzo, il maggiore della regione, per raggiungere sulla riva opposta Calceranica al Lago. Qui facciamo una breve sosta alla chiesetta di S. Ermete, forse la più antica della valle, eretta sul sito di un tempio di Diana.

Da non perdere, sempre in provincia di Trento, queste destinazioni considerate "minori" solo in quanto a notorietà: >>Bagni di Rabbi, >>Comano Terme, >>Garniga, >>Sant'Orsola Terme.

       Da Calceranica raggiungiamo Arta Terme, in Friuli, nella regione della Carnia: l’alto bacino del Tagliamento che nel suo corso si dispone da ovest a est parallelo al crinale alpino. 

       Le sorgenti solforose di Arta Terme, note e utilizzate già nell’antichità, vennero valorizzate nel secolo scorso dagli studi clinici di Albertoni, Gnudi e Vitali.
       Da Arta Terme raggiungiamo la vicina Zuglio per visitare le rovine della romana Julium Carnicum e la pieve di S. Pietro di Carnia. Poi facciamo una breve sosta alle chiese dello Spirito Santo e dei Templari. Da lì ci spostiamo a Paluzza dove visitiamo la parrocchiale e poi a Toimezzo, per il Duomo e il Museo Carnico delle Arti.

       I paesi della Carnia, con case del Seicento e del Settecento. sono tutti di notevole interesse architettonico. Assai caratteristico è il focolare, il "carniello", una sorta di appendice absidata del piano inferiore della casa circondata da panche per sedere intorno al fuoco.

Completano il quadro termale del Friuli Venezia Giulia: >>Bagni di Lusnizza (UD), >>Grado (GO) e >>Lignano Sabbiadoro (UD).

       Ritornando sui nostri passi, raggiungiamo Recoaro Terme, nell'alta conca dell'Agno, in provincia di Vicenza.   

       Ritornando sui nostri passi, raggiungiamo Recoaro Terme, nell'alta conca dell'Agno, in provincia di Vicenza. Nel 1404 il centro, già appartenente al territorio di Vicenza, passò insieme a essa alla Repubblica di Venezia. Nel 1689, il conte Lelio Piovene scoprì la sorgente che ancora oggi porta il suo nome. Le acque vennero dichiarare patrimonio pubblico nel 1752 dalla Repubblica di Venezia. 
       Il primo stabilimento termale fu fatto costruire nel 1779 da Anton Maria Lorgna. Da allora Recoaro apparve come l'unico centro di cure idropiniche della Repubblica. In seguito, furono scoperte la sorgente dell'Amara e della Giuliana. 
       Alla fine del secolo divenne uno dei più celebri centri termali dell'Italia settentrionale e acquistò il tipico aspetto della “ville d’eau” con impronte architettoniche del tardo Neoclassio e del multiforme Liberty. Il bacino idrologico di cui fanno parte le sorgenti è tra i più cospicui d'Italia.  

       A pochi chilometri raggiungiamo Schio, famosa per le sue industrie laniere. Qui la tradizione dei panni di lana risale al XII secolo, quando l'arte veniva praticata dagli Umiliati, confraternita di origine milanese che univa la penitenza religiosa all'operosità del lavoro. Proprio di fronte al Duomo, del XVII secolo, con un imponente pronao su scala a due rampe, si trova, emblematico, il monumento al Tessitore. Poco distante, presso il parco detto "grumi dei frati", si eleva la chiesa gotica di San Francesco.

       Lasciata Schio arriviamo a Valdagno, noto centro laniero, il cui nucleo antico è caratterizzato da palazzi e ville del ‘600 e del ‘700. Altra tappa obbligata nei dintorni di Recoaro è Montecchio Maggiore. 
Dopo una sosta alla chiesa di San Pietro e alla Villa Cordellina- Lombardi, di forme palladiane (sec. XVIII), ci rechiamo sul colle dominato dai due castelli d'epoca scaligera, che sono stati definiti di Giulietta e Romeo. 

       Siamo ora in provincia di Padova. Qui, ai piedi dei Colli Euganei, Abano Terme, con le sue 130 sorgenti, è una tra le maggiori stazioni termali d'Italia ed Europa. Le acque minerali sono prodotte direttamente dalla residua attività del vulcano che ha dato origine ai Colli Euganei. Secondo la leggenda, le acque di Abano sarebbero diventate calde in seguito alla caduta di Fetonte, figlio del Sole, fulminato da Giove per aver guidato male il cocchio del padre. 

       Il territorio di Abano era abitato già in epoca preistorica e lega la sua storia a quella delle sue sorgenti. Nel susseguirsi dei secoli le terme, tranne timide iniziative per il loro potenziamento, conobbero periodi di lunga decadenza. Si arrivò così al 1765, quando i riformatori dello studio di Padova affidarono a un professore la vigilanza delle Terme. Da allora, esse registrarono un progressivo sviluppo. 

       Nell'abitato, di notevole interesse artistico, è la parrocchiale di San Lorenzo, fondata nel secolo X, ma rifatta nei secoli XII e XIV
A poca distanza dal paese è situato il Santuario di Monteortone o Madonna della Salute. La struttura, originaria del 1435, ha un grande campanile in cotto. Nell'interno ammiriamo affreschi di Jacopo da Montagnana e lo splendido altare maggiore di epoca rinascimentale.  


       Siamo ora nei pressi dell'Abbazia di Praglia. Si tratta di un monumentale complesso benedettino fondato nel 1080 e riconosciuto e ricostruito nei secoli XV e XVI. Ne fa parte la Chiesa dell'Assunta, rifatta in forme rinascimentali nel 1490-1548 su disegno di Tullio Lombardo. Proprio sulla destra della Chiesa vi è l'ingresso del monastero. Qui ci soffermiamo nel chiostro botanico del secolo quindicesimo, passiamo poi a quello pensile del 1495, ed entriamo nel refettorio grande con tele dello Zelotti e un affresco della Crocifissione (1490-1500) di B. Montagnana.  

       Non molto distanti da Abano incontriamo altre due stazioni termali: Montegrotto Terme e Galzignano Terme. Entrambe hanno caratteristiche termali simili a quelle della vicina Abano.

       L'antichità dell'uso terapeutico delle acque della zona ci viene confermata dallo stesso nome di Montegrotto, che deriva infatti da Mons Aegrotorum (monte degli ammalati). Presso Montegrotto, inoltre, si trovano i resti di terme dell'età Giulio-Claudia.  

Per completare il panorama termale di questo territorio si possono visitare anche: >>Battaglia Terme, >>Caldiero (VR), >>Lido di Jesolo (VE).

       Lasciamo il Veneto per dirigerci verso la provincia di Parma. 

       Qui fra le prime alture dell'Appennino parmense è situata Salsomaggiore Terme, frequentate ed elegantissima stazione termale. L'utilizzazione delle sue acque salso-iodiche, per l'estrazione del sale comune, si fa risalire al II secolo a.C..

       Da narrazioni storiche abbastanza attendibili sappiamo che i e le lati, una tribù dei Galli stanziatasi in queste colline, ricavavano il sale comune dall'acqua che affiorava in superficie e stagnava negli acquitrini.
       Nel Medioevo si accrebbe l'interesse per l'industria legata al sale che favorì lo sviluppo economico della zona. Nel 1857 da 48 pozzi di Salsomaggiore e da quelli circostanti si ricavavano un milione e mezzo di chili di sale all'anno.

       Ma la valorizzazione delle acque salso-bromo-iodiche a scopo terapeutico iniziò soltanto nei primi decenni dell’Ottocento. Nel 1847 si aprì il primo e rudimentale stabilimento situato in una casa di campagna. Alla fine del secolo, l'importanza della stazione termale assunse proporzioni di interesse nazionale. Tra il 1913 e il 1923 si realizzarono le Terme Berzieri con l'impronta fantasiosa del Liberty, che sono una delle più significative espressioni del gusto e dell'architettura termale.  

       Dopo una sosta a Poggio Diana, centro di svago e divertimenti, lasciamo l'abitato per iniziare la nostra visita ai dintorni di Salsomaggiore.

       Prima tappa è Tabiano, centro termale a sua volta dominato da un castello del secolo XI. Poco distante è Scipione con il suo castello del XII secolo. Poi facciamo sosta al borgo medievale di Vigoleno per visitare la chiesa romanica di San Giorgio.

       Una visita alla Rocca dei Meli Lupi (secoli XVI e XVIII) di Soragna e arriviamo a Busseto. Qui visitiamo la cinquecentesca villa Pallavicino nonché la parrocchiale originaria del secolo XV. Il centro è noto anche per aver dato i natali, nella sua frazione di Roncole, a Giuseppe Verdi. 

       Prima di allontanarci da queste zone facciamo un'ultima sosta a Castel Arquato, caratteristico per la sua urbanistica medievale.

       Siamo ora a Monticelli Terme, nella pianura parmense tra i torrenti Parma ed Enza. 

       Da questa tranquilla stazione termale si può raggiungere con facilità Montechiarugolo, dominato da un maestoso castello quattrocentesco, cinto da un fossato, con un'alta torre e un bel cortile.

       Ci spingiamo poi sino alle rovine del Castello di Canossa al quale si accede per un'erta scalinata. Il luogo ha conservato scarsi ruderi, ma il paesaggio e i ricordi storici gli conferiscono un carattere indimenticabile. Ci torna in mente che la fama di Canossa è sancita dall'episodio dell'umiliazione dell'imperatore Enrico IV di fronte a Papa Gregorio VII, ospite della contessa Matilde nel 1077.


       Proseguiamo il nostro itinerario sino a raggiungere Porretta Terme, nella provincia di Bologna. Porretta è una notevole stazione termale posta in una conca della valle del Reno, in mezzo alle montagne dell'appennino bolognese.

       L'attuale paese cominciò a formarsi già verso la metà del secolo XVII, con il nome “Bagni della Porretta”, che conservò sino al 1931. Nel 1471 il paese fu dato in feudo ai Ranuzzi.

       Fu proprio grazie ad alcuni illuminati membri di questa famiglia che cominciò la fortuna di Porretta quale stazione termale. Vi furono ospiti, tra i tanti, Lorenzo il Magnifico e Francesco Gonzaga con il pittore Andrea Mantegna. 
       Dopo una breve passeggiata nel Parco delle Terme utilizzato per lo svago e per il tempo libero, lasciamo il centro abitato per dirigerci verso Capo Pugnano, per una breve visita alla parrocchiale, e verso Poggio Montano per ammirare i resti romanici presenti nella parrocchiale. Per chi ama l'ambiente montano, è consigliata una visita al Santuario della Madonna dell'Acero, originario del XVI secolo, posto a circa 1200 metri di altitudine.

       Ci dirigiamo poi verso Riola di Vergato, dove sorge una splendida chiesa parrocchiale dell'architetto finlandese Alvar Aalto, notevole esempio di architettura sacra moderna.

       Da qui ci spostiamo verso Castel San Pietro Terme sempre in provincia di Bologna. Castel San Pietro divenne famoso per aver ospitato, nel 1338, l'università di Bologna colpita da interdetto.
       Le proprietà terapeutiche delle acque ebbero riconoscimenti da parte di vari studiosi. Il moderno stabilimento è immerso in un vastissimo parco. 

       Nell'abitato possiamo visitare il Santuario del Crocifisso, di epoca barocca, e la parrocchiale di Santa Maria Maggiore, risalente al XIV secolo e più volte trasformata. Tra le varie manifestazioni folkloristiche, si segnala la Sagra Castellana che si svolge a settembre, avvenimento ricco di incontri sportivi, mondani e artistici.
     Usciamo dall'abitato e ci dirigiamo a Dozza dove notevole interesse rivestono l'urbanistica medievale e la Rocca.

     Siamo ora in provincia di Ravenna e precisamente a Riolo Terme. Del paese si hanno notizie sin dal 1212, col nome di “Castrum Aureliacum”. Le sue fonti minerali erano frequentate sin dall'epoca romana, ma fu soltanto dopo l'Unità d'Italia che fu costruito un grandioso complesso termale, grazie anche all'opera di un sindaco, Vincenzo Fantaguzzi.

       Diverse sono le attività e le manifestazioni che vi si svolgono nel corso dell'anno: convegni medici, rassegne di pittura (Arte-Forum) e anche incontri gastronomici (Mare-Collina).

       Lasciamo Riolo e dirigiamoci verso Faenza, uno dei maggiori centri d'arte delle vicinanze. La città è nota per l'antica industria della maiolica che nel XV e XVI secolo raggiunse un alto valore artistico e divenne famosa in tutta Europa. Ancora oggi questa tradizione è tenuta viva dalla produzione dei suoi artigiani e dalla attività del Museo delle Ceramiche: in esso sono esposte ceramiche di ogni età e paese. 
       Da Piazza del Popolo, dove sorgono il Palazzo del Podestà e quello del Municipio, passiamo alla Piazza della Libertà, dominata dalla Cattedrale, una delle più insigni creazioni dell'architettura rinascimentale in Romagna.

       Lasciata Faenza raggiungiamo Brisighella, in provincia di Ravenna. Il paese è dominato da tre caratteristiche alture rocciose sulle quali sorgono la Rocca, la Torre dell'orologio e la Chiesa di Monticino. Sulla riva opposta del fiume Lamone sorge, immerso in un vasto parco di alberi secolari, il complesso termale la cui valorizzazione e il cui sviluppo risalgono a tempi recenti.

       Passeggiando lungo la caratteristica via del Borgo (o degli Asini), raggiungiamo la Collegiata dei Santi Michele e Giovanni Battista del secolo XII-XVII e la cinquecentesca Santa Maria degli Angeli. Inoltre, sono da segnalare alcune interessanti manifestazioni che si svolgono durante il corso dell'anno tra cui la Festa del Bevilacqua, a carattere enologico. In tutte è presente la tradizionale e assai nota Banda del Passatore con i suoi frustatori.

       Lasciamo ora momentaneamente la provincia di Ravenna e rechiamoci a Castrocaro Terme, in provincia di Forlì. Al professor Antonio targioni Tozzetti dell'università di Pisa va il merito di aver riconosciuto per primo, nel 1830, l'alto contenuto di iodio e di bromo delle acque di Castrocaro.

       Dopo una visita al centro storico, raggiungiamo la vicina Terra del Sole, interessante per la sua urbanistica e i suoi edifici rinascimentali. Di non minore importanza storico-artistica sono la quattrocentesca Rocca di Forlimpopoli e la cattedrale di Bertinoro.

       Ritorniamo adesso in provincia di Ravenna. Cervia è una delle più eleganti stazioni termali-balneari romagnole. La storia economica e politica è stata legata per molto tempo alle sue saline.

       La vecchia Cervia prendeva nome di “Ficocle” e di essa oggi rimane soltanto la chiesetta sconsacrata della Madonna della Neve o delle Saline. Il vecchio centro fu abbandonato nel XVII secolo poiché la zona era diventata malsana. Il nuovo nucleo fu realizzato a partire dal 1698 grazie a Papa Innocenzo XVII, su disegno del romano Belardino Berti.

       Di notevole interesse artistico sono il Palazzo Comunale e la Cattedrale, entrambi appartenenti al periodo al primo periodo costruttivo della nuova Cervia. Interessanti sono pure, nei dintorni, il Santuario della Madonna del Pino, risalente al XV secolo, e la Pieve di Santo Stefano a Pisignano, del XII secolo.
       Oggi Cervia, con la vicina Milano Marittima, è diventata una tra le più frequentate stazioni balneari romagnole. Il centro termale, che utilizza l'acqua di mare della salina, usufruisce pertanto di tutte le attrezzature ricettive complementari e ricreative destinate alla balneazione. Facilmente raggiungibili da Cervia sono i vari centri d'arte della Romagna come Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.

       Rimini, nella provincia di Forlì, è una delle più vivaci città della Riviera romagnola con moderni quartieri litoranei attrezzati per il turismo, che ne fanno una delle maggiori stazioni balneari d'Europa.

       I poli termali sono due: uno a Miramare e l'altro a Colle di Covignano. Singolare è il contrasto tra la grande città moderna, che si apre sul mare, e il vecchio centro storico. Ariminum, com'era chiamata in epoca romana, era una colonia posta all'incrocio della strada Emilia, della Flaminia e della litoranea Popilia. 

       Massimo fu lo splendore che raggiunse in epoca rinascimentale sotto la signoria illuminata dei Malatesta.

       Il monumento emblematico della città è proprio il tempio malatestiano. La chiesa risale al tredicesimo secolo ma fu quasi del tutto rinnovata tra il 1447 è il 1460 per volere di Sigismondo Malatesta, a testimonianza della sua potenza. La sua facciata è opera di Leon Battista Alberti, mentre all'interno, oltre alla tomba dello stesso Sigismondo, posta all'ingresso, nelle varie cappelle che si susseguono, troviamo un affresco di Piero della Francesca raffigurante il Malatesta in ginocchio davanti al suo patrono; e ancora, in un'altra cappella, un crocifisso sul tavolo attribuito a Giotto. Segue un'opera di Agostino Pinuccio, l'arca degli antenati e dei discendenti. 


       Da segnalare sono ancora il settecentesco Palazzo Comunale, il Palazzo dell'Arengo e il gotico Palazzo del Podestà.

       Molto interessante risulta anche la visita alla Pinacoteca Comunale, soprattutto per la Pietà di Giovanni Bellini e per una tavola di Domenico Ghirlandaio.

       Raggiungiamo ora la vicina Riccione tra le tra le spunto le sue acque termali sono erano già conosciute in epoca romana, ma in tempi moderni che inizia la valorizzazione vera e propria delle qualità terapeutiche delle sorgenti. 

       Anche Riccione come Rimini offre tutta una serie di attrezzature per lo sport e lo svago di adulti e bambini duepunti fiabilandia, l'Italia in miniatura e l'aquarium attirano durante il periodo estivo numerosi visitatori. di grande interesse e una acquarium dove raccolto materiale preistorico e romano rinvenuto in zona.
       Da Riccione possiamo raggiungere il Monte Fiore conca, costruito intorno a un'imponente Rocca malatestiana e, successivamente, saludecio, un centro con caratteristica urbanistica medievale.     

       Sempre in provincia di Forlì troviamo Bagno di Romagna. Le apparecchiature termali dell'epoca romana rinvenute in recenti scavi testimoniano l'antichità dell'uso di queste fonti. 

       Dopo aver visitato la quattrocentesca basilica di Santa Maria assunta il palazzo pretorio del sedicesimo secolo, ci avviamo negli immediati dintorni, verso il Santuario di Corsano.

       Quindi raggiungiamo Sarsina per visitare il museo archeologico che conserva i resti della città romana e la cattedrale di impianto romanico.

Ecco le altre destinazioni termali raggiungibili facilmente in questo territorio: >>Bobbio (PC), >>Terme di Bacedasco (PC), >>Cervarezza (RE), >>Fratta Terme (FC), >>Punta Marina (RA), >>Sant'Andrea Bagni (PR), >>Tabiano Bagni (PR), >>Terme della Salvarola (MO).