ÉVORA
ÉVORA
Évora si presenta anche a distanza come una città incantata, che sorge da una pianura inondata di campi di grano, tagliati in
diagonale dall'acquedotto cinquecentesco da Àgua de Prata e macchiati con densità irregolari dagli ulivi e dalle querce da sughero.
L'atmosfera irreale che la circonda, si fa ancor più forte penetrando le mura all'interno delle quali ci si trova immersi in un vero e proprio museo vivente. E non è un modo di dire immaginifico, visto che questa condizione è stata ufficializzata dall'UNESCO che ha dichiarato la città parte integrante del patrimonio artistico mondiale.
L'antica Ebora era già importante quando le terre di Lusitania erano governate dai Celti. In seguito, fu eletta a rango di municipio dai Romani, che le cambiarono il nome in Libaralitas Iulia, cui successero i Visigoti che vi istituirono una diocesi cristiana. Conquistata dagli arabi nel 715, si affrancò dal loro dominio nel 1165 ad opera di Giraldes Sanpavor (Gerardo senza paura), un avventuriero al comando di una banda di briganti, che la donò a re Alfonso il Conquistatore. Il fascino della città era tale, che diversi re portoghesi, tra cui Alfonso V, Giovanni II ed Emanuele I vi tennero la loro corte.
Quando, nel XVI secolo divenne sede di un arcivescovado, il suo primo vescovo, il Cardinale Enrico, divenuto poi re Enrico I, nel 1559 vi fondò un'università che fu affidata alla direzione della Compagnia di Gesù.
La grande opportunità che questo poteva rappresentare per il fiorire delle arti e delle scienze, soprattutto a causa del clima oscurantista determinato dalla Santa Inquisizione, segnò invece l'inizio di un inesorabile declino che non si arrestò nemmeno dopo il 1759, quando l'università fu chiusa in seguito all'espulsione dei Gesuiti dal Portogallo.
Nella visita della città, la prima attenzione si concentra sulle vestigia di Evora romana, a partire dalla cinta muraria, dalla originaria pianta quasi pentagonale, rinforzata da torri rettangolari. Molti tratti delle mura (spesso ampliate e consolidate nel corso dei secoli) sono sopravvissuti fino a noi, insieme ad alcune delle torri e una delle porte il cui arco (l'Arco Romano de Dona Isabel), è, per nobiltà di linee e finezza di esecuzione, tra i più belli di tutto il Portogallo.
Ancor più importante, per maestosità, eleganza e perfetta conservazione, è il cosiddetto Tempio di Diana, una sorta di biglietto da visita della città, un magnifico esemplare di architettura greco romana, costruito tra il primo e il secondo secolo d. C. Le sue 14 colonne superstiti, liberate nel 1871 delle pareti ed altre costruzioni aggiunte nei secoli, svettano ancora oggi fino all'altezza di circa 8 metri, creando un effetto di grande coinvolgimento emozionale.
Il più celebre monumento cristiano di Evora è la cattedrale, di stile romanico, ma in transizione verso il gotico, a tre navate e volta a sesto acuto, dall'austera facciata merlata in granito rosato, incorniciata da due torri a pinnacoli rivestiti di piastrelle maiolicate.
Notevoli le statue marmoree degli apostoli del portale maggiore, uniche del genere nel periodo romanico in Portogallo.
Nel centro della città, la duecentesca Igreja de São Francisco, più che per l'ardita volta, si segnala per la macabra Capela dos Ossos, realizzata nel '600 con i resti di 5000 monaci per ammonire i fedeli sulla caducità della vita.
La Igreja de Nossa Senhora da Graça si distingue per lo stile rinascimentale italiano, esaltato dalle sculture sulla sommità del frontale, di sapore michelangiolesco.
La lista delle chiese, palazzi e monumenti da non perdere potrebbe essere lunghissima, ma è importante riuscire a godere anche l'atmosfera della città, magari partendo da rua 5 de Outubro, dove si concentrano le botteghe artigiane, per arrivare a Praça do Giraldo, vivace punto di ritrovo di cittadini e turisti, passeggiando col naso all'insù tra case caratterizzate da curiose particolarità architettoniche, spesso di tradizione araba, con decorazioni in laterizio e gli archi a ferro di cavallo.
Tante, le tappe obbligate, dal Convento dos Loios al Paço dos Duques de Cadaval, all'Igreja das Merces, alla casa dos Condes de Portalegree.
Comunque, da non mancare assolutamente una visita al collegio do Santo Espirito, per due secoli sede della vecchia università, con chiostri straordinari e le aule (ma anche i corridoi, le cappelle e i refettori) decorate con azulejos in tema con le materie di studio; quindi al Museu de Evora, per godere di una mirabile sintesi della storia della città ed ammirare dal vero il pregevole fregio in pietra del tempio di Diana.
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