Basta una breve visita per percepire come il patrimonio ornamentale conservato nelle chiese, nei castelli e nei musei di questa regione sia l'espressione di un'antica tradizione di artigianato artistico che spazia dalle sculture di carattere religioso in pietra risalenti al periodo romantico alle travature in stile gotico, dai soffitti a cassettoni del periodo rinascimentale alle inferriate in ferro battuto ispirate allo stile barocco, dai cinturoni ornati da chiodi in zinco alle cinture in pelle ricamata.
D'altra parte, il Trentino Alto Adige racchiude in se' una straordinaria complessità
culturale espressa da enclavi ora di lingua e cultura tedesca, strettamente affini a quelle del Tirolo austriaco (in Alto Adige, ma anche in Val di Fassa, in Trentino), ora di lingua ladina (in
Val Gardena, in Val Badia e in Val di Fassa).
E si può affermare che proprio la presenza di forti contrapposizioni etniche ha finito per radicalizzare la valorizzazione delle particolarità locali nelle produzioni
dell’artigianato artistico così come nel costume popolare e nelle feste.
IL LEGNO
Un tempo, nelle case sparse per le valli, piccole sculture in legno (in particolare animali giocattolo, figurine da presepe, tappi per
bottiglie con raffigurazione grottesche e pipe) venivano create con processi rigorosamente manuali ma associabili ad una sorta di produzione serie, dove ogni componente della famiglia si
specializzava in una fase della lavorazione, dalla sgrossatura alla rifinitura, alla coloritura e così via.
Questo metodo di lavoro ha portato a forti effetti di stilizzazione delle forme e dei disegni che sono diventati tutti distintivi di questo artigianato, oggi orientato
prevalentemente alla produzione di oggetti puramente decorativi e alle sculture di soggetto sacro.
In Val Gardena, l'arte di intagliare il legno veniva già praticata attorno alla metà del secolo XVIII. Anche qui, come nelle altre valli alpine, essa traeva origine dalla situazione di indigenza nella quale versavano gli abitanti che, per arrotondare i magri proventi della terra, presero a lavorare il legno per ricavarne gli attrezzi per i campi e gli utensili per la casa, per poi passare a manufatti commerciabili come le cornici e le casse in legno per gli orologi a pendolo.
Ben presto, però, gli intagliatori della Val Gardena si volsero a una produzione più raffinata, costituita, in particolare, da crocifissi e
rappresentazioni scultoree dei santi, da stazioni del calvario e da presepi.
Oggi questa antica tradizione si concretizza nella produzione di statue in legno policromo che rappresentano l'elemento più importante dell'artigianato artistico della
Val Gardena, delle Valli di Fiemme e di Fassa, e di numerose altre località dell'alto Adige .
A queste forme elette, però, si affiancano attività improntate alla
produzione di oggetti utili ed impiego immediato. Qua e là operano gli ultimi
tornitori non assorbiti dall'industria, che ci regalano un vasto assortimento di coppe, ciotole, candelabri e giocattoli formalmente perfetti e dal sapore antico.
Lo straordinario successo dei vini trentini e altoatesini, infine, ha permesso il perpetuarsi dell'attività del bottaio, un mestiere così integrato nel tessuto sociale
da essere diventato parte integrante di molti i cognomi dell'Alto Adige. Benché la botte sia uno strumento decisamente "tecnico", qui la tradizione vuole che almeno il coperchio sia consegnato
all'estro dell'artigiano che vi si sbizzarrisce con decorazioni artistiche e iscrizioni augurali che fanno di ogni recipiente un pezzo unico.
I MOBILI
Il legno è sempre stato un elemento fondamentale nell'economia delle valli trentine e altoatesine e ha dato luogo a una serie di attività in cui, spesso, la componente utilitaria sconfinava in quella artistica, e viceversa.
Tra le produzioni "di servizio", la principale è sicuramente quella dei mobili “rustici”, diffusa in tutto il territorio trentino con particolare concentrazione di laboratori in Val di Non, a Pergine Valsugana, a Trento e in varie località sul Garda. Lagindo, Malles e Sarentino, invece, sono i principali centri di produzione in Alto Adige e si distinguono per gli arredi delle tradizionali "Stube", le stanze con camino che costituivano spesso l'unico ambiente della casa contadina.
Gli elementi caratteristici e rinunciabili delle Stube erano le pareti rivestite in legno, il crocifisso appeso al muro, la comoda panca d'angolo, il tavolo grande e massiccio, la stufa murata sormontata da un ripiano in legno che una volta serviva da giaciglio.
L'insieme di questi elementi creava un ambiente accogliente e ospitale, un'atmosfera di serenità e pace, dove l'equilibrio armonico tra forme e materia testimoniava l'abilità degli artigiani e la loro coerenza stilistica nell'esecuzione degli elementi compositivi.
Nelle case contadine risalenti al ‘400 si possono ancora oggi ammirare le Stube in stile gotico e i soffitti composti da travi finemente intagliate. Proprio ispirandosi
all'arredamento di quelle antiche sale, oggi si producono armadi, sedie, panche e tavoli, caratteristici pensili con serrature in ferro battuto, cassapanche intagliate, capaci di arricchire con
un tocco di rustica nostalgia qualunque ambiente moderno.
Spostandosi nelle valli di cultura ladina, infine, la produzione di mobili si caratterizza per l'impiego del legno di conifera, decorato con fregi finalmente intagliati
e con vivacissime applicazioni floreali.
LE STUFE IN MAIOLICA
Nella cultura altoatesina la “stube” ha finito per trascendere il suo ruolo di epicentro della casa e assumere un alto valore simbolico e culturale che ma contaminato
positivamente tutti gli elementi che ne facevano parte.
Tra questi, il più caratteristico è sicuramente la grande stufa in muratura che, complice l'abilità e la sensibilità artistica dei ceramisti locali, ha finito per
trasformarsi in una raffinata opera d'arte in maiolica.
Nei vari musei del territorio regionale se ne conservano esemplari monumentali, splendidamente decorati, che fungono da punto di riferimento per le produzioni attuali,
caratterizzate da una fattura di altissima qualità, tanto sul piano estetico quanto su quello funzionale.
I più importanti laboratori di produzione di stufe, nei quali si realizzano anche numerosi altri oggetti, sono concentrati a Bolzano e Brunico, dove il grande successo
riscosso negli ultimi anni ha favorito la nascita di nuove manifatture artigiane, sorte per far fronte al forte incremento della domanda di ceramiche, quanto più possibile antitetiche a quelle
offerte da in gran copia dalla produzione industriale.
Qui, la maggior parte dei vasai, ancora oggi modella l'argilla avvalendosi del procedimento tradizionale e per cuocerla utilizza sempre gli antichi forni a legna. Con queste procedure si plasmano ciotole, vasi, piatti, tazze di terracotta, le piastrelle di maiolica per le stufe, oggetti artistici e figurine di ceramica.
LA TESSITURA E IL RICAMO
Contro la retorica che vorrebbe ogni forma di artigianato nascere da mani umili per soddisfare le esigenze dei ricchi, i preziosi merletti a tombolo dell'Alto Adige, detti anche a fuselli, in origine erano frutto di un'occupazione svolta dalle signore benestanti con l'unico scopo di passare gradevolmente il tempo.
Sul loro esempio si dedicarono poi a quest'attività anche le donne di famiglia contadina, in particolare quelle della Valle Aurina, alle quali va il merito di aver dato inizio alla vera e propria produzione artigianale di questi piccoli capolavori, oggi concentrata soprattutto a Merano e in Val Sarentina.
Ancora oggi il corredo di utensili delle artigiane del tombolo è composto da pochi e semplici elementi: il cuscinetto imbottito, i fuselli, gli spilli e il filo di lino, cui si aggiunge il cartamodello costituito da una striscia di cartone recante il motivo del pizzo da realizzare.
Una volta fissato il cartamodello sul cuscinetto imbottito, la merlettaia prende i fuselli e, con movimenti precisi e rapidi, li passa da una mano all'altra in modo da incrociare, annodare, tendere e fissare i fili, fino a farli combaciare con il motivo da eseguire. In questo modo, oggi come nei secoli scorsi, vengono realizzati metri e metri di merletti al tombolo destinati a fare bella mostra di sé su vaporose camicette, bellissime tovaglie e lenzuola.
Sempre in Alto Adige e, in particolare, a Brunico, è tuttora fiorente la produzione di capi di abbigliamento in panno loden e in feltro (prevalentemente cappelli e
pantofole), e di tessuti a mano con disegni tradizionali che impreziosiscono tovaglie, asciugamani, tende, cuscini e stoffe per arredamento.
Un altro elemento molto particolare dell'artigianato altoatesino, di stretta matrice austriaca, è il ricamo su pelle applicato a cinture, scarpe, portafogli, che viene
realizzato con penne di pavone tagliate in sottili strisce e poi ricomposte a formare disegni stilizzati.
I METALLI
La passione e l'impegno profusi da generazioni e generazioni di fabbri nell'arte di fucinare e lavorare a martello il ferro sono testimoniate dalle inferriate
artisticamente modellate che ancor oggi adornano le residenze nobiliari, dalle recinzioni poste a delimitazione dei cori nelle chiese, dalle insegne delle antiche locande ed osterie nei
paesi.
Qui, i fabbri ferrai perpetuano la tradizione dell'autentico ferro battuto, da non confondersi con i le più banali lavorazioni, ottenute con il semplice assemblaggio di
strisce di metallo già preparate industrialmente. Una differenza che appare evidente visitando una fucina dove il ferro arroventato è ancora lavorato a mano, con l'ausilio di un piccolo maglio o
con martelli di forme diverse che, in genere, l'artigiano si costruisce da solo, secondo le proprie esigenze
I manufatti che escono da queste botteghe sparse a macchia di leopardo in tutto il territorio regionale, con centri di produzione più significativi a Trento, in
Valsugana, a Cles, in Trentino, e a Cortaccia, Dobbiaco, Lagundo, San Candido e Chiusa, in Alto Adige, si rifanno costantemente ai numerosi capolavori eseguiti nei secoli scorsi e la produzione è
caratterizzata da forme ed elementi decorativi tratti dal patrimonio artistico regionale, realizzati con metodi e tecniche tradizionali.
La passione e l'impegno profusi da generazioni e generazioni di fabbri nell'arte di fucinare e lavorare a martello il ferro sono testimoniate dalle inferriate
artisticamente modellate che ancor oggi adornano le residenze nobiliari, dalle recinzioni poste a delimitazione dei cori nelle chiese, dalle insegne delle antiche locande ed osterie nei
paesi.
Qui, i fabbri ferrai perpetuano la tradizione dell'autentico ferro battuto, da non confondersi con i le più banali lavorazioni, ottenute con il semplice assemblaggio di
strisce di metallo già preparate industrialmente. Una differenza che appare evidente visitando una fucina dove il ferro arroventato è ancora lavorato a mano, con l'ausilio di un piccolo maglio o
con martelli di forme diverse che, in genere, l'artigiano si costruisce da solo, secondo le proprie esigenze
I manufatti che escono da queste botteghe sparse a macchia di leopardo in tutto il territorio regionale, con centri di produzione più significativi a Trento, in
Valsugana, a Cles, in Trentino, e a Cortaccia, Dobbiaco, Lagundo, San Candido e Chiusa, in Alto Adige, si rifanno costantemente ai numerosi capolavori eseguiti nei secoli scorsi e la produzione è
caratterizzata da forme ed elementi decorativi tratti dal patrimonio artistico regionale, realizzati con metodi e tecniche tradizionali.
LA PIETRA E IL MARMO
Le cave di Lasa, in Val Venosta, sono rinomate per il candore del marmo che se ne ricava e per le sue caratteristiche di resistenza agli agenti atmosferici e climatici.
Benché sia certo che questa pietra fosse già nota ai Romani, l'impiego del marmo di Lasa in architettura è documentato soltanto a partire dal ‘400, quando cominciò a essere utilizzato per
realizzare portali, colonne e sculture ornamentali, soprattutto nell'ambito di chiese e di altri edifici di carattere religioso, e ne fu pienamente apprezzata l'elevata durezza, il candore
rilucente, brillante, vivo, e la grande capacità di resistere alle intemperie, mantenendo il proprio “bianco” per un periodo di tempo ben più lungo delle altre tipologie di marmo con analoghe
caratteristiche.
Per circa quattro secoli, però, l'attività estrattiva fu sporadica e non sistematica. La vera e propria attività di scavo e sbancamento delle cave della Val Venosta,
prima a cielo aperto, poi in galleria, è iniziata solo dopo il 1850, e anche l'offerta di tipologie si è diversificata spaziando dallo statuario (assolutamente bianco) all'arabescato (con
fantastiche venature ondulate, i cui colori variano dal blu al grigio) a infinite varietà intermedie, caratterizzate da una gamma di cromatismi che vanno dal bruno al rossiccio, al verdognolo, al
giallo-rosa.
Le opportunità offerte dalla presenza di questa preziosa risorsa hanno determinato lo sviluppo di attività artigianali e artistiche legate alla lavorazione del marmo e della pietra.
Per non disperdere questo prezioso patrimonio tecnico e culturale, fin dal 1982 è stato dato rinnovato impulso al locale Istituto Professionale per Scultori in Pietra dove, attraverso l'insegnamento delle lavorazioni tradizionali, come le tecniche di impiego dello scalpello, del mazzuolo, del valcagnolo e del picchierello, si cerca di promuovere le capacità artistiche degli allievi, avviandoli ad un settore di mercato dove la concorrenza si vince puntando sulla qualità delle lavorazioni piuttosto che sul prezzo.
L'OREFICERIA
Nei secoli scorsi, in Trentino Alto Adige la lavorazione dell'oro e delle pietre preziose era finalizzata principalmente alla realizzazione di oggetti di culto e alle decorazioni dei costumi tradizionali che, indossati durante le cerimonie più importanti dell'anno, dovevano eccellere in ogni particolare.
Fortunatamente, le competenze acquisite in questo settore, invece di andare disperse, sono state l'humus fertile su cui si è sviluppato un settore artigianale che, nelle sue forme espressive, appare totalmente nuovo, libero dai vincoli estetici della tradizione e completamente pervaso di creatività.
Così, oggi, dal felice accostamento dell'oro alle pietre preziose, alle perle, all'argento, agli smalti e all'acciaio, nascono monili che affascinano per la finezza della lavorazione e testimoniano eloquentemente la grande capacità e abilità dei loro artefici, sempre meglio inseriti nello spumeggiante mondo della moda italiana.
IL VETRO
L'artigianato del vetro sviluppatosi nelle valli trentine e altoatesine è distante anni luce dalle produzioni di vertice espresse nelle fornaci della non lontana isola
di Murano. Qui si sfrutta la plasticità del vetro fuso per ottenere oggetti più semplici, dai quadretti in vetro racchiusi in una cornice di piombo, agli specchi e ai vasi filigranati o incisi,
ai paralumi dipinti a mano, alle fragili composizione destinate ad abbellire l'albero di Natale.
Anche qui, comunque, il vetro riesce ad assumere connotati di fascino del tutto particolari,che venga soffiato, smerigliato, filigranato, inciso, oppure semplicemente
dipinto a mano.
In Alto Adige, grazie all'applicazione di un'antica tecnica ,quella del cosiddetto vetro incamiciato”, in cui si sovrappongono più strati di vetro di colore diverso, spesso impreziositi da una lamina d'oro inclusa durante la fusione, si è sviluppato un ricco mercato di oggetti minuti e bigiotteria artistica che sta riscuotendo grande successo ed è ormai oggetto di esportazione verso i più importanti mercati mondiali.
LA CERA
Una forma di artigianato diffusa in tutto l'alto Adige e poco conosciuta fuori dai suoi confini, è quella dei lavori in cera fusa in stampi o modellata e colorata. Gli oggetti così creati sono realizzati con tale perizia da essere spesso assimilabili a vere e proprie sculture a tutto tondo o in bassorilievo.
Nelle Valli altoatesine questa pratica artigianale può essere inserita nel filone delle produzioni funzionali al completamento della gamma di oggetti che concorrono a dare tipicità alle Stube, al pari dei soprammobili in legno intarsiato e degli oggetti e delle suppellettili in cuoio e metallo.
Quello della lavorazione della cera è un genere artigianale che affonda le radici nella tradizione austriaca e bavarese e che, alle sue origini, era legato
essenzialmente all'apicoltura. Un tempo, la cera veniva modellata soprattutto per produrre oggetti di carattere rituale come gli ex voto o i doni fatti in occasione di matrimoni.
Oggi, grazie anche alle sollecitazioni del mercato, questa forma di artigianato si è evoluta e in parte banalizzata, concentrandosi prevalentemente su produzioni
squisitamente decorative, finalizzate soprattutto alla creazione di addobbi per gli alberi di Natale o di candele dalla forma curiosa.
LE MASCHERE
La nostra società fagocita e digerisce tutto, trasformando spesso in prodotto qualcosa che per millenni è stato creato con tutt'altre
finalità. Ne sono un esempio clamoroso le maschere scolpite in legno che, al di là del loro valore artistico e del diffuso utilizzo quali elementi di arredamento, non hanno una matrice
artigianale ma sono collegate agli aspetti più complessi, e per certi versi misteriosi, della tradizione culturale alpina.
Tant'è che, ancora oggi, sono realizzate per essere utilizzate in vere e proprie cerimonie rituali che si susseguono dall'inizio di
dicembre fino al carnevale: i figuranti le indossano, unitamente ai coloratissimi costumi tradizionali, per interpretare personaggi di volta in volta grotteschi, tragici, giocosi, eleganti e
raffinati.
Questa produzione, assolutamente non finalizzata ai commerci e tuttora vitale, è tuttora vitale in alcune località delle valli di
Fassa e di Fiemme, in Trentino, e in numerosi centri altoatesini della Val Pusteria e della Val Sarentina.
La località in cui, però, questa tradizione appare quasi cristallizzata nel tempo è Valfloriana dove, dall'Epifania fino al Martedì
Grasso, “Matoci”, “Arlecchini” e “Paiaci”, maschere bellissime e variopinte, accompagnate da “sonadori”, sfilano senza un calendario prefissato da una frazione all'altra della valle, fermandosi a
ballare nelle piazze.
Gli abitanti di ogni frazione, infatti, decidono a sorpresa di “andare in maschera” e di visitare le altre frazioni che, a loro volta
a sorpresa, restituiranno la visita. Il corteo dei compaesani è preceduto dal “matocio”, il personaggio principale di queste maschere, vestito con un abito addobbato di pizzi e nastri colorati, e
il viso nascosto dalla maschera di legno, chiamata “facèra”, che deve essere ogni anno diversa e sempre più sorprendente.
Il “matocio” viene fermato e interrogato all'ingresso di ogni frazione e la sua bravura consiste nel non farsi riconoscere,
nascondendosi dietro la maschera in legno e alterando la voce, spesso ricorrendo al falsetto. Questo corteo variopinto e chiassoso percorre a una a una tutte le frazioni, fino a giungere a quella
più in basso, Casatta, dove, in genere, ha luogo il grande ballo di chiusura del Carnevale.
LO SPECK
Vagando per le salumerie delle città, l'alternativa è tra grossolane imitazioni ed il vero Speck altoatesino, garantito dal marchio a
fuoco del consorzio. Chi invece ha la fortuna di trascorrere una vacanza in Alto Adige, non dovrebbe perdere l'occasione per andare a caccia del vero Speck contadino, un prodotto destinato al
fabbisogno famigliare e, quindi, più difficile da reperire.
La produzione dello Speck, infatti, è una delle principali cadenze annuali della vita contadina e prende l'avvio ad autunno inoltrato in modo che il cosiddetto "nuovo"
possa esser pronto e ben stagionato per il tempo della fienagione.
Dapprima, le cosce del maiale vengono mondate, rifilate e poste per circa 15 giorni in una salamoia aromatizzata con pepe nero,
peperoncino in polvere, sale, aglio, bacche di ginepro e zucchero. Dopo averle asciugate, esse vengono affumicate a freddo (18-20ºC) per 2-3 settimane e poi stagionate per almeno 20-24 settimane
(a seconda del peso) in locali freschi, umidi e in penombra.
Al termine di questo ciclo lo Speck è pronto e si presenta sodo, con poca cotenna e con la parte grassa sui lati che non prevale su quella magra. Il gusto è ben
equilibrato, saporito e delicato al tempo stesso, con sfumature nel sapore e nel profumo diverse che variano nettamente da uno Speck all'altro.
APPUNTAMENTI DA NON PERDERE
Vista dall'esterno, la complessità di etnie e culture che si affiancano e sovrappongono nelle valli trentine e altoatesine è difficile da percepire. Eppure, basta avviarsi tra gli stand di una sagra o tra le bancarelle di un mercatino per rendersi conto di come, anche nei particolari apparentemente più frivoli, dai decori delle stoviglie allo stile dei ricami, ogni atto della vita quotidiana e professionale di queste genti sia espressione ed affermazione di un orgoglio atavico che nessuna globalizzazione sembra avere la forza di affievolire.
Valle d’Aosta • Piemonte • Liguria • Lombardia • VENETO
Trentino-Alto Adige • Friuli-Venezia Giulia
Emilia-Romagna • Toscana • Marche • Umbria • Lazio
Abruzzo • Molise • Campania • Basilicata